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Tokyo in autunno

Visto che dovevo andare in Nuova Zelanda, ho pensato bene di spezzare il lungo viaggio fermandomi a trovare I miei Amici di Tokyo Taku e Ari. Il mio viaggio è iniziato poco dopo che Taku è andato via dall’Italia dopo essere stato con me a spasso con un camper enorme. Ma questo lo racconto in un altro articolo.

Sono partito dall’Italia agli inizi di Novembre, nella speranza di azzeccare il periodo giusto per godere dei bellissimi colori di cui si vestono le piante in Giappone nel periodo autunnale.

Taku gentilissimo come sempre è addirittura venuto a prendermi in aeroporto, accompagnandomi poi a pranzo, in uno dei posti da lui preferiti per gustare l’anguilla (unagi), sapendo che l’adoro. Devo dire che era squisita, me la sono gustata fino all’ultimo chicco di riso. Nella foto in alto a destra c’è una specialità, che portano come aperitivo e sono lische di sarde fritte. Anche loro sono finite nel buco nero che avevo nello stomaco dopo che ero stato a spasso per 18 ore. Devo dire che non sono male.

Soprattutto il ristorante era proprio di quelli tradizionali, con tatami senza sedie e tavoli bassi.

Come inizio è stato ottimo, oltretutto il clima era anche piuttosto caldo. Una bella fortuna! Ho passato poi il pomeriggio a gironzolare per la città per ambientarmi di nuovo a questo paese. La sera poi sarei andato a cena al ristorante di Ari “Le Ginglet“.

Dovete sapere che secondo me, Ari è un genio della cucina. Sa miscelare la cultura del cibo giapponese con quella di altre culture, come quella francese ed italiana utilizando formaggi, funghi e tartufi in un modo che non avevo mai provato prima. Solo a scriverne mi viene l’aquolina in bocca.🥴

In fatti lo chiamo Ari tensai san e lui ci ride su, tensai vuol dire genio. Senza contare poi che da lui si possono assaggiare fantastici formaggi e vini provenienti dall’Europa. Infatti quando ero in crisi d’astinenza da latticini sapevo dove andare. Bene! Dopo questa bella pubblicità mi farò offrire una cena…😋😋😋

Mi mancano le cene con loro, erano sempre molto divertenti con gente nuova ogni sera. Va bè…si sa mai che quando torno dalla Nuova Zelanda passo di li a fare un saluto.

Tornando al viaggio; il giorno dopo siamo andati tutti, accompagnati da Tomoko, una gentilissima ragazza che come me ha una grande passione nello scovare ristoranti speciali, a fare un giro in una azienda dove si produce birra e sakè artigianali, la KUMAZAWA Shuzo All’inteno si può vedere come producono entrambe le bevande, fare un giro nel negozio molto particolare di souvenir e ovviamente fermarsi al ristorante per degustare ottime pietanze, ma sopratutto ottimi sakè.

Prima però Tomoko ci ha portati al tempio, Samukawa Shrine che oltre a essere molto bello, proprio in quel giorno si festeggiava una ricorrenza la:

Shichi Go San  (letteralmente Sette Cinque Tre) è il nome della festività nata durante l’epoca Edo e ancora oggi molto sentita.
All’epoca infatti il tasso di mortalità infantile era altissimo a causa delle scarse condizioni igieniche e delle malattie. Per questo motivo raggiungere i 3, 5 e 7 anni rappresentava un traguardo importantissimo per un bambino e per tutta la sua famiglia.
Da allora l’usanza di festeggiare la sana crescita dei bambini si è diffusa tra la popolazione giapponese, e ha assunto una ritualità che si tramanda nel tempo. I bambini di quelle età, vengono vestiti con gli abiti tradizionali e portati ai templi per una cerimonia di benedizione, dove i familiari colgono l’occasione per fare loro molte fotografie da distribuire poi ai parenti.

Vedere dei bambini cosi piccini vestiti con hakama e haori e le bambine con i loro kimono faceva tenerezza. Erano bellissimi.

Peccato piovesse a dirotto, non sono riuscito a fare molte foto, ne sarebbero uscite di molto belle.

Il giorno dopo mi sono alzato di buon ora per andare a vedere il Koishikawa Kōrakuen Garden nella speranza di vedere aceri e altre piante dalle foglie colororate.

Ma purtroppo nonostante il giardino fosse bellissimo le piante non erano colorate come speravo.

Però ho beccato una coppietta di novelli sposi che facevano le pose per il fotografo.

La giornata è proseguita a spasso per la città alla scoperta della zona di Suidobashi dove c’è il Tokyo Dome, un enorme stadio di baseball coperto.

Tutto in torno c’è un parco giochi e le montagne russe salgono e attraversano il tetto di un centro commerciale.

Lo stadio ha una capacità di 55000 persone. Oltre alle partite di baseball viene utilizzato per calcio , football, combattimenti di K1 (arti marziali miste), wrestling giapponese e kickboxing.

Mi sono trovato poi con Taku al quale avevo chiesto di poter partecipare a uno spettacolo di teatro Kabuki, dopo essersi stupito della mia richiesta mi ha organizzato la serata, portandomi in piccolo teatro frequentato solo da giapponesi. Adoro questi privilegi.

Purtroppo non mi è stato permesso di fare fotografie durante lo spettacolo per non disturbare gli attori. E’ stato interessante, i suoni erano fatti da alcuni musicisti che con dei tamburi tradizionali e suoni gutturali accompagnavano le percussioni. Il parlato degli attori come i movimenti erano lenti e molto precisi, fortunatamente nel pomeriggio ho avuto la possibilità di leggere la storia, altrimenti non avrei capito un tubo. Taku era visibilmente annoiato anche se non aveva mai partecipato a uno spettacolo di questi, ed io posso dire che è stato interessante, e mi è bastato.

Il giorno dopo ero deciso a trovare un posto dove fare belle foto autunnali. Così ho deciso di recarmi al Arakurayama Sengen Park Luogo dove è stata fatta una delle foto più famose del Giappone che raccoglie il monte Fuji, il tempio Arakurayama e i ciliegi in fiore. Volevo immortalare gli stessi elementi ma con i colori autunnali.

In parte ci sono riuscito. Peccato che mancava il monte Fuji come sfondo. Nascosto dietro le nuvole, rende questa foto molto meno suggestiva, uffa! Comunque, nonostante la giornata grigia qualche bella foto sono riuscito a farla.

Grazie alle istruzioni di Tomoko sono riuscito a cucinare i piatti in fotografia, stupendo i commensali con la mia abilità improvvisata di cuoco giapponese.😅😅La cosa è stata molto divertente, anche se alla fine io e i mie vestiti siamo finiti da lavare.

Metà novembre è ancora troppo presto per vedere pienamente i colori che questo paese può offrire, ma comunque qualche soddisfazione me la sono tolta. Sono potuto così tornare a Tokyo, per la cena che Tomoko ha organizzato per noi in un ristorante dove ci si cucina le pietanze al proprio tavolo “teppanyaki.”

E stato molto divertente cucinare tutti insieme, Tomoko mi ha insegnato a fare le takoyaki (palline) usando lo stampo e la okonomiyaki, una specie di frittata. Non mi sono venute niente male, ho un futuro come cuoco, forse…

Le giornate sono passate in fretta. Anche questa volta ho goduto di ogni attimo passato a Tokyo con i miei nuovi amici. Avendo deciso di stare quì solo qualche giorno però, eravamo agli sgoccioli e così Ari e Taku hanno pensato bene di farmi una sorpresa e portarmi al nuovo mercato del pesce della città lo Toyosu Fish Market, é stato aperto solo l’11 Ottobre quindi sono stato uno dei primi italiani che ha avuto il privilegio di entrarci. Ma non come normale cliente, ma come Chef special guest del ristorante di Ari. Quindi abbiamo avuto la possibilità di girare anche nella zona dove i turisti non possono entrare. Lo sapete che io adoro questi privilegi, quindi ero emozionato come un bambino a Natale.

Ari è venuto a prenderci vicino alla stazione con la macchina.

Così ci ha portati a fare tutto il giro del mercato.

Una cosa impressionante, se già il vecchio Tsukiji Market era il mercato del pesce più grande del mondo, questo lo è ancora di più, super moderno, super pulito e con tanti negozi ai piani superiori per i normali acquirenti o turisti.

Finito il giro parcheggiamo e ci mettiamo subito all’opera nel far la spesa per il ristorante.

Ci sono delle zone enormi che sono refrigerate, altre invece con delle vasche dove si può selezionare il pesce ancora vivo. L’impianto è mastodontico, è un continuo via vai di carrelli, che spostano bancali dai magazzini frigorifero ai camion che trasportano il pesce in tutto il paese.

Poi siamo passati alla zona dove ci sono centinaia di stand dove è possibile prendere qualsiasi cosa, dal pesce intero di ogni misura e taglia alle varie parti che lo compongono, perfettamente pulite e ordinate sui tavoli. Una quantità impressionante di scelta e prezzi.

Nei piani superiori ci sono negozi vari e ristoranti.

Qui si può venire a fare la spesa, pranzare e portarsi a casa dei prodotti freschissimi. Per finire il giro siamo tornati nella zona addetti ai lavori per recuperare la spesa che nel frattempo ci avevano imballato in contenitori termici, caricati poi sul classico carrello elettrico ormai diventato simbolo di questo mercato, dove poi siamo saliti anche noi. Facendomi così provare anche l’ebrezza di viaggiare su questo strano mezzo di trasporto, che tra l’altro il conducente faceva andare a una velocita assurda.

Vista L’immensa fatica di girare questo posto enorme. Abbiamo pensato bene di rifocillarci con un aperitivo fatto al vecchio mercato del pesce, che mantiene ancora un fascino tutto suo. Ci siamo fatti un sakè, granchietti e ostriche giganti…

Non avevo mai provato un ostrica gigante, è un esperienza mistica…

La giornata non poteva concludersi che al ristorante di Ari, dove abbiamo goduto delle prelibatezze acquistate la mattina. Pensate, Ari va tutti i giorni al mercato, sceglie e compra solo quello che gli serve per la sera, nulla di più. Anche per questo lo rispetto molto come Chef, la sua passione è grandiosa.

Come dessert pane all’uvetta, uva sultanina e ZOLA….la morte sua…e commozione mia…Per dover salutare ancora questi fantastici amici.

Che per salutarmi, oltre che organizzare la cena, sono andati a comprarmi il coltello da cucina Santoku che puntavo da tempo. Bellissimo!! 45 strati di acciaio damascato. Come l’ho preso in mano si è presentato facendomi un taglietto. Così è amore! Questo gesto mi ha veramente commosso, oltre il valore dell’oggetto, c’è anche la sensibilità e gentilezza di questi ragazzi. Lo porterò con me in viaggio e lo userò ogni volta che cucino. Grazie mille!!!

Cosa mi è piaciuto di più del Giappone?

Da poco sono tornato e già un po’ sento la mancanza del Giappone, sopratutto di Tokyo. Strano detto da me che non amo molto le città. Senza dubbio, vissuto da turista è un paese fantastico, dalle mille facce e sapori. Pochi posti al mondo mi hanno fatto venire voglia di tornarci, piuttosto che visitare un posto nuovo; complici anche le amicizie che ho instaurato laggiù. Una di queste verrà in Italia a settembre ed insieme noleggeremo un camper per girare in giro. Se tutto si incastrerà poi tornerò a Tokyo per l’autunno, così mi vedo anche i colori delle piante prima che cadano le foglie. Nessun posto in Asia mi è mai piaciuto così tanto, nemmeno l’Indonesia e la Tailandia. Ha un piccolo difetto però. La vita in Giappone costa molto per starci lunghi periodi rispetto alla maggior parte degli altri paesi asiatici, ma comunque una visita almeno una volta nella vita consiglio di farla a tutti.

Quando mi chiedono cosa mi è piaciuto del Giappone non so rispondere, perchè tutto quello che ho visto, fatto e assaggiato mi è piaciuto. Mi piace dire che è un paese Zen. Nel senso che anche se non sono tutti buddisti quel tipo di filosofia religiosa si vede, si mangia e si respira. Sfido chiunque a visitare una qualsiasi altra città del mondo di 14 milioni di abitanti e non stressarsi nemmeno un po’, anzi, tornarne rilassato.

Tanto per farvi un esempio: ero in giro con il bus per Kyoto e ho fatto un errore imperdonabile. Ho dimenticato il cellulare sul sedile. Essendo che quando viaggio l’unica mia preoccupazione è quella di controllare spesso, di non aver perso tre cose. Il passaporto, il portafoglio e il cellulare. Me ne sono accorto subito. Purtroppo non abbastanza, il bus era già bello che lontano. Ho pensato: “che pirla che sono, posso dirgli addio!” Poi per curiosità più che per speranza, sono andato all’ufficio informazioni con le orecchie d’asino e ho riferito l’accaduto ad una simpatica ragazza. Da bravo italiano mi aspettavo una sorrisino beffardo e una risposta del tipo: “mi spiace non possiamo farci nulla!” Invece mi ha chiesto informazioni riguardanti il modello il colore del telefono e il numero e la direzione del bus mentre compilava un modulo, chiedendomi poi di ripassare dopo dieci minuti. Va bè, per farla breve, dopo meno di un ora dallo smarrimento il telefono era di nuovo in mio possesso. Questo fatto di certo, ha contribuito in buona dose a far si che il mio rispetto per questo popolo sia assoluto.  Ho scoperto poi che ogni ente pubblico ha un ufficio oggetti smarriti, dove tutto viene catalogato e tenuto da conto. Fantastico no?

A perte l’aneddoto del telefono, ci si sente al sicuro per strada e a qualsiasi ora, sono talmente poco abituati alla criminalità che per strada a parte i controllori del traffico, ho visto due macchine della polizia e nessun militare.

Che dire Amo il Giappone e consiglio di andarci. Ho montato un filmato con tutti i video e le foto che ho fatto se vi va di vederlo basta cliccare qui.

Tokyo

La prima settimana è finita.

Nonostante i miei 108Km percorsi solo a piedi e tutti i giri in metropolitana e treno che sono riuscito a fare in questa settimana. Per conosce questa città e girarla tutta, ci vorrebbe un’anno. Non sembra però una città di quasi 14 milioni di abitanti. Quando si cammina per le strade, si notano un sacco di passanti e di macchine, le strade sono quasi sempre a 4 corsie, il traffico non è mai congestionato nemmeno durante le ore di punta. Vi è una sorta di ordine intrinseco nel Giappone e nei giapponesi. Tutto funziona ed è efficiente, pulito, preciso. La cosa che mi stupisce di più è il rumore. Nonostante il traffico e la quantità impressionante di persone che si sposta a piedi, per essere una metropoli così grande il rumore di fondo è molto basso.

Si nota la ricchezza di questa città ad ogni incrocio, dal semaforo che ti dice quando diventerà verde, al signore con pettorina e spadina “laser” rossa, che regola il traffico pedonale, al signore che con una lunga pinzetta raccoglie i pochi residui di sporcizia sui marciapiedi. Per strada non è educato fumare, allora ci sono delle aree dedicate, sia lungo i marciapiedi che nei locali. Una cosa che non mi spiego è la pulizia dei marciapiedi, nonostante i posa ceneri e i cestini della pattumiera siano quasi introvabili.

Non amo le città l’ho già scritto, ma Tokyo è diversa da tutte le metropoli che ho girato fino ad ora. una volta rotto il ghiaccio con Bus, Metro e treni puoi spostarti da un capo all’altro della citta senza problemi e con tempi ridottissimi.

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Quello che adoro di Tokyo, sono i continui contrasti, tra il supermoderno e il tradizionale.

Tra la natura e i palazzi……

Ovunque sparsi per la città ci sono centinaia di parchi, piccoli e grandi. Ai giapponesi piace camminare in mezzo alla natura della quale hanno molto rispetto.

Ci sono anche molti animali nei parchi, che vengono lasciati tranquilli alla loro vita.

Ma anche molti templi e musei, che raccontano questo popolo così particolare. Come altri musei che spiegato tecnologie complicate alla massa.

Sono amanti del cibo e lo cucinano con gusto e passione. Adoro la loro cucina.

poi la sera tutto diventa colorato dalle numerosissime insegne luminose.

Alcuni parchi rimangono aperti la sera e la gente si raccoglie quì a far festa e pic-nic, godendo dello spettacolo della natura.

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Pur essendo una grande città si vive bene quì, è molto costosa ma come in tutte le città se si va nei posti giusti si può cenare con meno di 10€.

Mi piace! Sono contento di essere venuto a visitarla.

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Hanno costruito una statua della liberta alta 10 metri sulle isole artificiali di Koto, sono rimasto molto colpito quando l’ho vista. Mi sono chiesto se a casa mia avrei messo qualcosa di così rappresentativo di una nazione che ha usato contro di me la bomba atomica….Ma forse è proprio per questo che l’hanno messa…

Cercando di cogliere il particolare……

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E’ un paese molto affascinante. Ci tornerò sicuramente, cosa che difficilmente faccio.

Ora mi trasferisco a Kyoto una città dieci volte meno abitata e vediamo un po’ come si sta laggiù.

Ciao

Pochi giorni alla partenza

Finalmente è giunto il momento di partire.

Mi sono dimesso dal mio posto di lavoro, quasi due mesi fa, nel frattempo ho cercato voli comprato biglietti prenotato alberghi e studiato itinerari di viaggio così da poter sfruttare il periodo di pausa che ho preso dalla vita lavorativa.

Partirò da Milano alla volta di Tokyo, dove trascorrerò otto giorni, visitando templi e giardini; si perché in questo periodo fioriscono i ciliegi nella parte centrale del Giappone.

L’hanami per i giapponesi è un momento di contemplazione e di riflessione, da passare all’aperto immersi nel verde e il rosa dei fiori, che innumerevoli, colorano e riempiono gli spazi e i panorami; con quello che sicuramente, è uno spettacolo che attendo di vedere da tempo immemore. Si contempla la caducità, la bellezza e la fragilità della vita che nasce e svanisce in un alito di vento. Principalmente andrò in Giappone per questo ma non solo. Certamente è un paese ricco di cultura e fascino, di certo non farò fatica a trovare cose da fare e da vedere.

Ho voluto leggere, studiare, informarmi, ma senza fare troppi programmi. Viaggiare ci da la possibilità di imparare, conoscere e stupirci. Sono convinto che programmare nei minimi dettagli un viaggio, ci possa far sentire più tranquilli, donandoci la falsa certezza che tutto andrà secondo i piani; personalmente preferisco lasciare molto spazio alla casualità e alle possibilità di raggiungermi, così da non essere obbligato a seguire un copione, ma poter esser libero di scegliere quello che in un dato momento mi va di fare.

Dopo Tokyo, muoverò verso Kyoto, se la Prima è una tappa obbligata essendo la capitale moderna del paese, Kyoto è stata per un millennio la capitale storica del Giappone (dopo Nara). Quasi interamente risparmiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale è detta la capitale dei templi, (dichiarata dall’Unesco patrimonio mondiale). Mi ritroverò a passeggiare in un mix di palazzi moderni e templi antichi, con i ciliegi a fare da cornice.

Cercherò di documentare il mio viaggio con fotografie e commenti, cercando di “rubare” un po’ di Giappone.

Nella seconda parte della mia vacanza in Giappone avrei dovuto percorrere un cammino spirituale di nome Kumano Kodo. Tra le altre cose ho scoperto essere gemellato col cammino di Santiago. In conseguenza a questo e alle poche strutture ricettive lungo il cammino, sono stato costretto momentaneamente a rinunciare, essendo tutti gli alloggi già prenotati. Muovermi tre mesi in anticipo rispetto al mio arrivo non è bastato a garantirmi vitto e alloggio, in quella parte del Giappone, la remota e montuosa penisola di Kii nella prefettura di Osaka, considerato uno dei luoghi più sacri e spirituali del paese.

Ma non rinuncio, e spero di poter trovare il modo, quando sarò laggiù, di poter percorrere questo centinaio di Kilometri tra foreste e templi.

Nel frattempo preparo la valigia e tutto il resto.

Ciao.