Tokyo Eng.

The first week is over.

Despite my 108 Km walked, and all the train and subway ride that I managed to do this week. To know this city and turn it all, it would take a year. However, it does not seem a city of almost 14 million inhabitants. When you walk the streets, you notice a lot of passersby and cars, the roads are almost always 4 lanes, the traffic is never congested even during peak hours. There is a kind of natural order in Japan and in the Japanese. Everything works and is efficient, clean, precise, in time. The thing that amazes me the most is the noise. Despite the traffic and the impressive amount of people who travel on foot, to be such a big metropolis the background noise is very low.

You can notice the richness of this city at every step, from the traffic light that tells you when it turns green to the gentleman with fluo garments and red “laser” torch which regulates pedestrian traffic, to who collects the few residues of garbage with long tweezers on the sidewalks. On the street it is not polite to smoke, then there are dedicated areas, both along the paths and on the public premises. One thing that I do not explain is the cleaning of the sidewalks, despite the ashtray and waste bin are almost impossible to find. You can not see a chew or stump on the way.

I do not like cities, I have already written, but Tokyo is different from all the metropolises I’ve been shooting so far. Once the ice is broken with Bus, tube, and trains, you can move around the city without problems and with very short times.

What I love about Tokyo, are the constant contrasts between the modern and the traditional.

Between nature and skyscrapers

Everywhere around the city there are hundreds of parks, small and large. The Japanese like to walk in the middle of nature of which they have a lot of respect.

There are also many animals in the parks, which are left quiet to their lives.

But also many temples and museums, which tell about this particular people. Like other museums that explained complicated technologies to everyone.

They are food lovers, and they cook it with fantasy and passion. I love their kitchen.

then in the evening everything becomes colored by the numerous luminous signs.

Some parks still open in the evening, and people gather here to party and picnic, enjoying the spectacle of nature.

Although being a big city you can live well here, it is costly but as in all the towns, if you go to the right places, you can have dinner with less than 10 €.

They built a 10-meter high statue of liberty on the artificial islands of Koto, I was very impressed when I saw it. I asked myself if I would put something so representative of a nation in my house that used the atomic bomb against me. But maybe that’s why they put it …

Trying to capture the particular…

It is a very fascinating country. I will be back again, as unusual for me.

Now I move to Kyoto a city ten times less inhabited and see a little ‘how it is over there.

Hello

In evidenza

Tokyo in autunno

Visto che dovevo andare in Nuova Zelanda, ho pensato bene di spezzare il lungo viaggio fermandomi a trovare I miei Amici di Tokyo Taku e Ari. Il mio viaggio è iniziato poco dopo che Taku è andato via dall’Italia dopo essere stato con me a spasso con un camper enorme. Ma questo lo racconto in un altro articolo.

Sono partito dall’Italia agli inizi di Novembre, nella speranza di azzeccare il periodo giusto per godere dei bellissimi colori di cui si vestono le piante in Giappone nel periodo autunnale.

Taku gentilissimo come sempre è addirittura venuto a prendermi in aeroporto, accompagnandomi poi a pranzo, in uno dei posti da lui preferiti per gustare l’anguilla (unagi), sapendo che l’adoro. Devo dire che era squisita, me la sono gustata fino all’ultimo chicco di riso. Nella foto in alto a destra c’è una specialità, che portano come aperitivo e sono lische di sarde fritte. Anche loro sono finite nel buco nero che avevo nello stomaco dopo che ero stato a spasso per 18 ore. Devo dire che non sono male.

Soprattutto il ristorante era proprio di quelli tradizionali, con tatami senza sedie e tavoli bassi.

Come inizio è stato ottimo, oltretutto il clima era anche piuttosto caldo. Una bella fortuna! Ho passato poi il pomeriggio a gironzolare per la città per ambientarmi di nuovo a questo paese. La sera poi sarei andato a cena al ristorante di Ari “Le Ginglet“.

Dovete sapere che secondo me, Ari è un genio della cucina. Sa miscelare la cultura del cibo giapponese con quella di altre culture, come quella francese ed italiana utilizando formaggi, funghi e tartufi in un modo che non avevo mai provato prima. Solo a scriverne mi viene l’aquolina in bocca.🥴

In fatti lo chiamo Ari tensai san e lui ci ride su, tensai vuol dire genio. Senza contare poi che da lui si possono assaggiare fantastici formaggi e vini provenienti dall’Europa. Infatti quando ero in crisi d’astinenza da latticini sapevo dove andare. Bene! Dopo questa bella pubblicità mi farò offrire una cena…😋😋😋

Mi mancano le cene con loro, erano sempre molto divertenti con gente nuova ogni sera. Va bè…si sa mai che quando torno dalla Nuova Zelanda passo di li a fare un saluto.

Tornando al viaggio; il giorno dopo siamo andati tutti, accompagnati da Tomoko, una gentilissima ragazza che come me ha una grande passione nello scovare ristoranti speciali, a fare un giro in una azienda dove si produce birra e sakè artigianali, la KUMAZAWA Shuzo All’inteno si può vedere come producono entrambe le bevande, fare un giro nel negozio molto particolare di souvenir e ovviamente fermarsi al ristorante per degustare ottime pietanze, ma sopratutto ottimi sakè.

Prima però Tomoko ci ha portati al tempio, Samukawa Shrine che oltre a essere molto bello, proprio in quel giorno si festeggiava una ricorrenza la:

Shichi Go San  (letteralmente Sette Cinque Tre) è il nome della festività nata durante l’epoca Edo e ancora oggi molto sentita.
All’epoca infatti il tasso di mortalità infantile era altissimo a causa delle scarse condizioni igieniche e delle malattie. Per questo motivo raggiungere i 3, 5 e 7 anni rappresentava un traguardo importantissimo per un bambino e per tutta la sua famiglia.
Da allora l’usanza di festeggiare la sana crescita dei bambini si è diffusa tra la popolazione giapponese, e ha assunto una ritualità che si tramanda nel tempo. I bambini di quelle età, vengono vestiti con gli abiti tradizionali e portati ai templi per una cerimonia di benedizione, dove i familiari colgono l’occasione per fare loro molte fotografie da distribuire poi ai parenti.

Vedere dei bambini cosi piccini vestiti con hakama e haori e le bambine con i loro kimono faceva tenerezza. Erano bellissimi.

Peccato piovesse a dirotto, non sono riuscito a fare molte foto, ne sarebbero uscite di molto belle.

Il giorno dopo mi sono alzato di buon ora per andare a vedere il Koishikawa Kōrakuen Garden nella speranza di vedere aceri e altre piante dalle foglie colororate.

Ma purtroppo nonostante il giardino fosse bellissimo le piante non erano colorate come speravo.

Però ho beccato una coppietta di novelli sposi che facevano le pose per il fotografo.

La giornata è proseguita a spasso per la città alla scoperta della zona di Suidobashi dove c’è il Tokyo Dome, un enorme stadio di baseball coperto.

Tutto in torno c’è un parco giochi e le montagne russe salgono e attraversano il tetto di un centro commerciale.

Lo stadio ha una capacità di 55000 persone. Oltre alle partite di baseball viene utilizzato per calcio , football, combattimenti di K1 (arti marziali miste), wrestling giapponese e kickboxing.

Mi sono trovato poi con Taku al quale avevo chiesto di poter partecipare a uno spettacolo di teatro Kabuki, dopo essersi stupito della mia richiesta mi ha organizzato la serata, portandomi in piccolo teatro frequentato solo da giapponesi. Adoro questi privilegi.

Purtroppo non mi è stato permesso di fare fotografie durante lo spettacolo per non disturbare gli attori. E’ stato interessante, i suoni erano fatti da alcuni musicisti che con dei tamburi tradizionali e suoni gutturali accompagnavano le percussioni. Il parlato degli attori come i movimenti erano lenti e molto precisi, fortunatamente nel pomeriggio ho avuto la possibilità di leggere la storia, altrimenti non avrei capito un tubo. Taku era visibilmente annoiato anche se non aveva mai partecipato a uno spettacolo di questi, ed io posso dire che è stato interessante, e mi è bastato.

Il giorno dopo ero deciso a trovare un posto dove fare belle foto autunnali. Così ho deciso di recarmi al Arakurayama Sengen Park Luogo dove è stata fatta una delle foto più famose del Giappone che raccoglie il monte Fuji, il tempio Arakurayama e i ciliegi in fiore. Volevo immortalare gli stessi elementi ma con i colori autunnali.

In parte ci sono riuscito. Peccato che mancava il monte Fuji come sfondo. Nascosto dietro le nuvole, rende questa foto molto meno suggestiva, uffa! Comunque, nonostante la giornata grigia qualche bella foto sono riuscito a farla.

Grazie alle istruzioni di Tomoko sono riuscito a cucinare i piatti in fotografia, stupendo i commensali con la mia abilità improvvisata di cuoco giapponese.😅😅La cosa è stata molto divertente, anche se alla fine io e i mie vestiti siamo finiti da lavare.

Metà novembre è ancora troppo presto per vedere pienamente i colori che questo paese può offrire, ma comunque qualche soddisfazione me la sono tolta. Sono potuto così tornare a Tokyo, per la cena che Tomoko ha organizzato per noi in un ristorante dove ci si cucina le pietanze al proprio tavolo “teppanyaki.”

E stato molto divertente cucinare tutti insieme, Tomoko mi ha insegnato a fare le takoyaki (palline) usando lo stampo e la okonomiyaki, una specie di frittata. Non mi sono venute niente male, ho un futuro come cuoco, forse…

Le giornate sono passate in fretta. Anche questa volta ho goduto di ogni attimo passato a Tokyo con i miei nuovi amici. Avendo deciso di stare quì solo qualche giorno però, eravamo agli sgoccioli e così Ari e Taku hanno pensato bene di farmi una sorpresa e portarmi al nuovo mercato del pesce della città lo Toyosu Fish Market, é stato aperto solo l’11 Ottobre quindi sono stato uno dei primi italiani che ha avuto il privilegio di entrarci. Ma non come normale cliente, ma come Chef special guest del ristorante di Ari. Quindi abbiamo avuto la possibilità di girare anche nella zona dove i turisti non possono entrare. Lo sapete che io adoro questi privilegi, quindi ero emozionato come un bambino a Natale.

Ari è venuto a prenderci vicino alla stazione con la macchina.

Così ci ha portati a fare tutto il giro del mercato.

Una cosa impressionante, se già il vecchio Tsukiji Market era il mercato del pesce più grande del mondo, questo lo è ancora di più, super moderno, super pulito e con tanti negozi ai piani superiori per i normali acquirenti o turisti.

Finito il giro parcheggiamo e ci mettiamo subito all’opera nel far la spesa per il ristorante.

Ci sono delle zone enormi che sono refrigerate, altre invece con delle vasche dove si può selezionare il pesce ancora vivo. L’impianto è mastodontico, è un continuo via vai di carrelli, che spostano bancali dai magazzini frigorifero ai camion che trasportano il pesce in tutto il paese.

Poi siamo passati alla zona dove ci sono centinaia di stand dove è possibile prendere qualsiasi cosa, dal pesce intero di ogni misura e taglia alle varie parti che lo compongono, perfettamente pulite e ordinate sui tavoli. Una quantità impressionante di scelta e prezzi.

Nei piani superiori ci sono negozi vari e ristoranti.

Qui si può venire a fare la spesa, pranzare e portarsi a casa dei prodotti freschissimi. Per finire il giro siamo tornati nella zona addetti ai lavori per recuperare la spesa che nel frattempo ci avevano imballato in contenitori termici, caricati poi sul classico carrello elettrico ormai diventato simbolo di questo mercato, dove poi siamo saliti anche noi. Facendomi così provare anche l’ebrezza di viaggiare su questo strano mezzo di trasporto, che tra l’altro il conducente faceva andare a una velocita assurda.

Vista L’immensa fatica di girare questo posto enorme. Abbiamo pensato bene di rifocillarci con un aperitivo fatto al vecchio mercato del pesce, che mantiene ancora un fascino tutto suo. Ci siamo fatti un sakè, granchietti e ostriche giganti…

Non avevo mai provato un ostrica gigante, è un esperienza mistica…

La giornata non poteva concludersi che al ristorante di Ari, dove abbiamo goduto delle prelibatezze acquistate la mattina. Pensate, Ari va tutti i giorni al mercato, sceglie e compra solo quello che gli serve per la sera, nulla di più. Anche per questo lo rispetto molto come Chef, la sua passione è grandiosa.

Come dessert pane all’uvetta, uva sultanina e ZOLA….la morte sua…e commozione mia…Per dover salutare ancora questi fantastici amici.

Che per salutarmi, oltre che organizzare la cena, sono andati a comprarmi il coltello da cucina Santoku che puntavo da tempo. Bellissimo!! 45 strati di acciaio damascato. Come l’ho preso in mano si è presentato facendomi un taglietto. Così è amore! Questo gesto mi ha veramente commosso, oltre il valore dell’oggetto, c’è anche la sensibilità e gentilezza di questi ragazzi. Lo porterò con me in viaggio e lo userò ogni volta che cucino. Grazie mille!!!

Cammino di Santiago

Sono stato via un po’!   In totale 42 giorni, ho camminato per più di 820km fatto 1155000 passi, dormito in 35 letti diversi, consumato un paio di scarpe e visitato un numero infinito di chiese, dalle cattedrali alle chiesette di paese ma partiamo dall’inizio…..

Ho preso un volo da Milano verso Pamplona, da li dopo due giorni fermo ad aspettare lo zaino che mi avevano perso allo scalo di Madrid, ho preso un bus per San Gian Pied de Port, località in Francia al di la dei Pirenei e inizio del cammino Francese che porta a Santiago de Compostela. Passata la notte in questo paesino medievale molto carino, all’alba ho mosso i miei primi passi di questa nuova avventura in direzione Roncisvalle 27 km.

Ho sempre un po’ snobbato questo cammino, mi ha sempre dato l’idea di qualcosa di poco spirituale e molto turistico.

Si parla di 250000 pellegrini l’anno, Media che si alza di anno in anno.

Ma ho voluto ugualmente provare, con l’idea che sarei partito, decidendo di giorno in giorno le tappe e se valeva la pena continuare.

Attraversare i Pirenei, tra boschi, sali scendi, fango, freddo e pioggia è stato parecchio interessante; non molta gente come pensavo, ma tanta natura e quiete. Queste prime tre tappe, circa 70 km, che dalla Francia attraversando i Pirenei ed entrando in Navarra fino alla sua capitale Pamplona, sono state uno dei più bei tratti di tutto il cammino anche se molto toste. Pamplona tra l’altro è anche una bella città, molto antica, nata nel 75 a.C., così mi sono preso un giorno di pausa per visitarla, ed avere il tempo di trarre le mie prime conclusioni.

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Sono partito con lo zaino pesante, 13 kg compresa l’acqua, al posto dei 9/10 che avrei dovuto portare. Essendo ancora in primavera e dovendo attraversare i pirenei, ho dovuto attrezzarmi con qualche indumento in più, perchè ha fatto freddo e ha piovuto tutti i giorni per una buona parte del cammino.

La prima settimana è stata quella più dura. Il fisico si deve abituare, la difficoltà non è camminare per 30 km, ma sta nel fatto che lo devi fare per un mese di fila tutti i giorni. Ogniuno poi deve trovare il suo ritmo, la sua andatura e la distanza massima che può percorrere quotidianamente per più di 30 giorni. Per quanto mi riguarda, riuscivo a percorrere in media 26 km al giorno, dopo i 30 avrei cominciato a vedere Santa Maria Maddalena e tutti gli Arcangeli.

Ovviamente poi dipende anche dal tipo di percorso, dal dislivello e dalle temperature. Ci sono tappe che hanno 1000m positivi di dislivello e magari poi si scende per altri 7-800 metri, come ce ne sono delle altre che quasi si viaggia in pianura. La guida che utilizzavo inizialmente è italiana. Spiega molto bene i punti storici e di interesse lungo il percorso.

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Ma per i miei gusti ha tappe troppo lunghe o troppo corte. Così ho coadiuvato la guida con un applicazione che si chiama: Camino pilgrim-frances unnamed si può settare sulla quantità di giorni che si desidera duri il cammino, da 30 a 34. Questo varia la lunghezza delle tappe. Comunque il bello del Santiago è che ha talmente tanti punti di accoglienza che ti permette di allungare o accorciare le tappe in base alle esigenze o alle possibilità del momento.

Da Roncisvalle:

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Camminare per 25/30 km per alcuni sembra impossibile ma è tutta questione di attrezzatura e del sapersi ascoltare. Ho visto praticamente ad ogni tappa molta gente che si forava le vesciche con ago e filo per lasciarle drenare. Piedi massacrati da scarpe troppo dure o strette anche se di marca; oppure gente con infradito o sandali. Non esistono regole precise, tranne che il piede deve stare comodo e pulito. Usavo ungere i piedi con vaselina la mattina, usavo calze anti vescica e scarponcini appositamente costruiti per traking di lunga durata. Se la tappa era lunga a metà strada rifacevo l’operazione cambiando le calze. In tutto il percorso ho sofferto solo per una vescica al mignolo destro, (mi è andata bene) causata da una tappa tutta su asfalto e sotto il sole. Ho risolto utilizzando sandali aperti quando faceva eccessivamente caldo. La sofferenza è parte del cammino ma ho visto persone patire pene indescrivibili pur di continuare…credo che alcuni questo cammino lo prendano erroneamente come una via Crucis….ma ci sta anche questo, magari devono espiare qualcosa 😀

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Si incontrano veramente tanti pellegrini sul cammino. Ma la maggior parte, sopratutto chi va da solo come me, mentre cammina preferisce star in solitudine. Poi la sera ci si ritrova negli ostelli e si fa inevitabilmente amicizia.

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Immaginatevi più di 30 giorni di fatica, dolore, natura, panorami bellissimi, chiese paesaggi e ponti medievali, città e paesi con una storia secolare, il tutto condito da montagne di introspezione. Non è per tutti. E’ per chi ha bisogno e voglia di guardarsi dentro, è un immenso regalo che ci si fa, per darsi la possibilità di ascoltare ed ascoltarsi. Al giorno d’oggi tra lo stress gli impegni e il caos delle città non si ha mai il tempo e la possibilità di staccare seriamente. Il cammino ti da la possibilità di farlo. Sei solo tu il tuo zaino e la tua testa.

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I primi dieci giorni ho avuto il cervello a mò di centrifuga come è solito essere, poi ha cominciato a governare il silenzio. Mi sembrava incredibile riuscire a riprovare questa sensazione. Come quando ho fatto il Cammino di San Francesco in Italia. La testa era vuota e completamente in silenzio, non so per voi ma per me è qualcosa di unico ed estremamente piacevole non avere pensieri di nessun tipo. Tutto si era ridotto a sensazioni, odori, colori e suoni. La medicina di madre Terra è qualcosa di magico.

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Mi alzavo all’alba, compivo il rituale della vestizione, ringraziavo per la possibilità di vivere anche questa giornata e partivo.

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Camminavo per ore con l’unico scopo di essere presente a me stesso, un passo dopo l’altro. I dolori alle ginocchia, alle caviglie e alle anche, davano una mano a stare nel momento presente, nel quì e adesso. Lo sforzo e il respiro, davano il ritmo al passo. Alcune volte mi accorgevo che in salita accelleravo e spesso andavo più forte che in pianura. Non so perchè, son fatto strano…

Molto spesso sui campanili delle chiese si potevano vedere le cicogne appollaiate sul loro nido mentre emettevano quel particolare suono che fanno sbattendo il becco.

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A volte pioveva tutto il giorno ininterrotamente, altre prima pioveva poi usciva il sole ed era un continuo cambiarsi, togliere e mettere cose nello zaino e spalmare crema solare.

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Per non avere freddo camminavo a ritmo sostenuto fino a che non arrivavo e mi facevo una doccia bollente. Si perchè a volte la mattina pur essendo Maggio/Giugno c’erano 6 gradi che diventavano poi 27/30 durante la giornata se non pioveva e in base all’altitudine. Parlando coi locali ho scoperto essere un anno insolitamente freddo.

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Le giornate passavano in fretta, i chilometri scorrevano uno dopo l’altro senza troppa fatica e nel profondo una rilassata gioia di esistere, che si manifestava con un perenne sorriso di gioia.

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I paesaggi si susseguivano come in un perenne e lento slow motion, i pensieri quando c’erano spesso erano di gratutudine, verso l’universo e i suoi innumerevoli doni.

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Capitava che dopo ore di cammino in mezzo alla natura poi mi ritrovavo nel frastuono del traffico di città. La cosa era piùttosto fastidiosa, anche se poi la maggior parte delle volte erano città molto belle. come Burgos.

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o Leon

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In quelle più interessanti mi fermavo un giorno per visitarle per bene.

Devo dire che sono tenute molto bene, pulite e in ordine. Pensavo di mangiare meglio però. Sono abituato alla cucina del sud della Spagna e sono rimasto un po’ deluso di quella del nord, a parte la carne che è spettacolare e il famoso polipo alla galiziana. Il resto non mi ha entusiasmato molto.

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Ecco….adesso vi chiederete cosa ci fa un pellegrino in uno dei migliori ristoranti (secondo tripadvisor) di Leon….  Come viaggiatore ritengo fondamentale per approfondire la conoscenza dei luoghi che visito partendo dall’accoglienza. Quindi ogni tanto mi sacrificavo e al posto di cucinare nell’ostello uscivo a testare i ristoranti del posto.:-D

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La mia pancia è molto esigente sapete?…..e poi chi più di uno che fa 26 km al giorno va nutrito come si deve? Spesso si trovavano lungo il tragitto punti di accoglienza messi li dai privati del posto, che offrivano chi più chi meno uno svariato numero di pietanze, chiedendo poi in cambio un offerta.

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Dopo I pirenei il tratto che più mi è piaciuto è stato quello delle Mesetas, un altopiano dove intorno per chilometri avevi solo campi fino all’orizzonte.

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Però! Rileggendo quello che ho scritto fino ad ora, mi verrebbe voglia di rifarlo. Purtroppo però amo essere sincero, quindi snocciolerò senza pietà tutto quello che sul cammino di Santiago non mi è piaciuto. Per esempio lo sapevate che il 40% del percorso è su asfalto? e che si cammina a volte in fianco a strade statali piene di camion? Per fortuna la maggior parte dell’asfalto che ho camminato era su strade con poco traffico. C’erto non mi illudevo di camminare per 800km in mezzo alle foreste ma pensavo che il percorso fosse molto più immerso nella natura. Invece spesso e volentieri i percorcorsi venivano deviati verso bar o ostelli allungando il percorso. Man mano che si arriva verso Santiago i pellegrini aumentano di numero, per il fatto che non tutti possono permettersi un mese di ferie. Da Leon in poi i pellegrini cominciano a diventare veramente tanti fino a che non si raggiunge il paletto dei 100 km all’arrivo.

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Da li comincia il delirio. Praticamente si va in processione fino a Santiago, seguendo un fiume di gente.

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L’ente che si occupa del cammino ha stabilito che si può ricevere la compostela, (documento che rilasciano alla fine del pellegrinaggio, è il documento nella parte superiore della foto sottostante) anche se si percorrono gli ultimi 100km, basta fare almeno 2 timbri al giorno sulla credenziale, (documento che serve per usufruire delle convenzioni e gli sconti sul percorso come pellegrini, (quello in basso nella foto quì sotto) la quale va timbrata a dimostrazione del percorso fatto.

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Questa cosa che a parere mio è stata fatta per far cassa e numero, crea notevoli disagi e secondo me sminuisce di molto il valore e il significato di questo cammino spirituale. All’ufficio dove viene consegnata la compostela hanno avuto da dire perchè anch’io che ho fatto tutto il percorso Francese avrei dovuto far timbrare la credenziale 2 volte al giorno negli ultimi 100km, cosa che secondo me non ha senso. Dopo che mi ero fatto un’ora di coda la mia rispodta è stata: “Tienitela!” La risposta ricevuta è stata: “dai per questa volta te la do lo stesso! con soli 4 € ti posso far fare il documento che certifica effettivamente il chilometraggio percorso e con altri 2€ c’è il tubo in cartone per non rovinare i documenti…. Le ultime tre tappe e quest’ultima situazione mi avevano riportato definitivamente nel mondo normale, la magia del cammino si è interrotta nel fiume di gente che anticipava l’ingresso alla cattedrale.

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Purtroppo la sera stessa del mio arrivo a Santiago, sono finito in ospedale per una congestione :-D. Questo non mi ha permesso di godere della messa con il supergigantesco turibolo da 1,5 metri di diametro, che fanno svolazzare dentro la cattedrale di San Giacomo di Compostela e della cena che avrei fatto con i vari amici conosciuti sul cammino.    Peccato :-(.

Ad ogni modo, tirando le somme potrei dire che, come la naja il cammino si fa piangendo e si ricorda ridendo!

No dai scherzo, è stata una bella esperienza, come avrete capito il mio modo di essere spirituale non è andando a messa a far la comunione, preferisco andarci per meditare quando non c’è nessuno e così anche per tutto il percorso mentre camminavo. Forse per questo mal sopporto che ci sia troppa gente a interrompere la pace e il silenzio di molti luoghi immersi nella natura. Non è un percorso che rifarei visto il numero di cammini che ci sono in Europa.

Ho appreso che è meglio evitare il periodo estivo durante la chiusura delle scuole, perchè ho visto gruppi di 2-3000 ragazzini che con la musica a palla e il rosario in mano camminavano da Leon a Santiago cantando in coro canzoni da oratorio.

Lo vedo un cammino per chi vuole provare per la prima volta l’esperienza di essere un pellegrino, è molto organizzato e sicuro, non servono spiccate doti fisiche o capacità particolari. E’ ottimo per chi vuole andare solo, perchè c’è sempre qualcuno sul percorso che eventualmente ti può dare una mano, sopratutto ho visto molte donne sole, inoltre ho visto spesso le forze dell’ordine andare avanti e indietro sul percorso per fornire aiuto o informazioni ai pellegrini.

Sicuramente una bella esperienza, che permette di stare in mezzo alla natura, conoscere molte persone, se stessi e volendo anche un pezzo di storia.

Ora non resta che aspettare di vedere quale altro cammino l’universo mi porterà!

E’ un esperienza che consiglio di fare, moltissime persone che ho conosciuto sperano di trovare risposte alle domande più importanti in questo percorso e molti ci riescono…

Ciao alla prossima

LP

Cosa mi è piaciuto di più del Giappone?

Da poco sono tornato e già un po’ sento la mancanza del Giappone, sopratutto di Tokyo. Strano detto da me che non amo molto le città. Senza dubbio, vissuto da turista è un paese fantastico, dalle mille facce e sapori. Pochi posti al mondo mi hanno fatto venire voglia di tornarci, piuttosto che visitare un posto nuovo; complici anche le amicizie che ho instaurato laggiù. Una di queste verrà in Italia a settembre ed insieme noleggeremo un camper per girare in giro. Se tutto si incastrerà poi tornerò a Tokyo per l’autunno, così mi vedo anche i colori delle piante prima che cadano le foglie. Nessun posto in Asia mi è mai piaciuto così tanto, nemmeno l’Indonesia e la Tailandia. Ha un piccolo difetto però. La vita in Giappone costa molto per starci lunghi periodi rispetto alla maggior parte degli altri paesi asiatici, ma comunque una visita almeno una volta nella vita consiglio di farla a tutti.

Quando mi chiedono cosa mi è piaciuto del Giappone non so rispondere, perchè tutto quello che ho visto, fatto e assaggiato mi è piaciuto. Mi piace dire che è un paese Zen. Nel senso che anche se non sono tutti buddisti quel tipo di filosofia religiosa si vede, si mangia e si respira. Sfido chiunque a visitare una qualsiasi altra città del mondo di 14 milioni di abitanti e non stressarsi nemmeno un po’, anzi, tornarne rilassato.

Tanto per farvi un esempio: ero in giro con il bus per Kyoto e ho fatto un errore imperdonabile. Ho dimenticato il cellulare sul sedile. Essendo che quando viaggio l’unica mia preoccupazione è quella di controllare spesso, di non aver perso tre cose. Il passaporto, il portafoglio e il cellulare. Me ne sono accorto subito. Purtroppo non abbastanza, il bus era già bello che lontano. Ho pensato: “che pirla che sono, posso dirgli addio!” Poi per curiosità più che per speranza, sono andato all’ufficio informazioni con le orecchie d’asino e ho riferito l’accaduto ad una simpatica ragazza. Da bravo italiano mi aspettavo una sorrisino beffardo e una risposta del tipo: “mi spiace non possiamo farci nulla!” Invece mi ha chiesto informazioni riguardanti il modello il colore del telefono e il numero e la direzione del bus mentre compilava un modulo, chiedendomi poi di ripassare dopo dieci minuti. Va bè, per farla breve, dopo meno di un ora dallo smarrimento il telefono era di nuovo in mio possesso. Questo fatto di certo, ha contribuito in buona dose a far si che il mio rispetto per questo popolo sia assoluto.  Ho scoperto poi che ogni ente pubblico ha un ufficio oggetti smarriti, dove tutto viene catalogato e tenuto da conto. Fantastico no?

A perte l’aneddoto del telefono, ci si sente al sicuro per strada e a qualsiasi ora, sono talmente poco abituati alla criminalità che per strada a parte i controllori del traffico, ho visto due macchine della polizia e nessun militare.

Che dire Amo il Giappone e consiglio di andarci. Ho montato un filmato con tutti i video e le foto che ho fatto se vi va di vederlo basta cliccare qui.

Kyoto

Eccoci a Kyoto. Per lo spostamento ho provato finalmente la famigerata rete di treni proiettile Shinkansen.

Ho scoperto che in Giappone è dal 1964 che questi treni vengono usati; il progetto risale agli anni antecedenti alla seconda guerra mondiale, dove avevano treni a vapore che potevano già correre a 200 km orari, la sconfitta in guerra e il conseguente crollo economico hanno ritardato il progetto di oltre trent’anni. Comunque il Giappone è stato il primo stato al mondo a progettare e costruire treni ad alta velocità. I suoi treni possono arrivare a 443 Km/h in condizioni di servizio. Attualmente dall’inaugurazione circa 54 anni fa, la rete ferroviaria Shinkansen ha fatto viaggiare più di 5 miliardi di persone e con i continui miglioramenti dei treni sono, riusciti ad arrivare a percorrere la linea Tokyo-Osaka, lunga 514 Km in 2 ore e 25 minuti.

I treni sono abbastanza comodi, c’è molto spazio per le gambe e a differenza dei nostri treni veloci, sono molto più puliti e in ordine. Non sono riuscito a trovare degli sconti sui biglietti però, la tratta che ho percorso senza prenotazione da Tokyo a Kyoto (476 km) mi è costata 13800 Yen (104€), i nostri treni possono essere più economici ma in quanto a puntualità non c’è paragone.

Tra metropolitana e treni la puntualità di questo paese è leggendaria. Solo una volta ho preso un treno che era in ritardo. Veniva segnalato un ritardo di ben 2 minuti e quello è stato. La voce dagli altoparlanti estremamente contrita, continuava a scusarsi per il disagio causato. Evito di fare battute o confronti sulla puntualità dei treni in Italia!

Ma torniamo a Kyoto.

E’ una città che a confronto di Tokyo è dieci volte più piccola parlando di popolazione, anche se a prima vista non sembrerebbe, viste le dimensioni della stazione ferroviaria. La cosa che subito ho notato sono le sole due linee della metropolitana e la necessità di utilizzare la rete degli autobus e dei treni per spostarsi, il che rende gli spostamenti decisamente più lenti. Come ci si poteva aspettare la quantità di punti di interesse è minore, ma nonostante questo la distanza fra questi punti è spesso notevole. Succede allora che per spostarsi da un punto all’altro occorra prendere treni, metro e bus solo per andare a vedere un tempio, impiegando una grande quantità di tempo. Il risultato è che in una settimana ho camminato meno che a Tokyo ma ho anche visto meno attrazioni. La sensazione che si ha quando si sta a Kyoto, è di vivere in una città un po’ meno moderna della capitale. Meno palazzi, meno infrastrutture e più edifici tradizionali. Ci sono molti parchi e un po’ meno ristoranti, ma gironzolando si possono trovare delle viuzze con locali microscopici uno accanto all’altro, dove si può bere mangiare e fare Karaoke.

Con all’interno magari delle anziane e microscopiche signore, disposte ad offrirti cose insolite da mangiare. Questi locali per lo più sono frequentati da giapponesi ma la cosa interessante è proprio questa.

Per tutto il tempo che sono stato a Kyoto faceva freddo e spesso pioveva, essendo primavera ci sta, ma le foto purtroppo hanno risentito della luce piatta e soffusa offerta dal clima uggioso.

Gion

Una delle prime cose che ho voluto vedere in questa città è la famosa zona delle Geisha, chiamata col nome Gion“. Appena arrivato, ho avuto la fortuna di trovarne subito tre che posavano per i turisti.

Ho sempre trovato estremamente affascinanti i loro kimono caratteristici e le loro movenze composte ed estremamente fini. Non per nulla la definizione Geisha in giapponese significa donna d’arte. Spesso però nell’immaginario collettivo occidentale vengono confuse o scambiate per figure preposte a soddisfare sessualmente clientela maschile. In Giappone tengono a sottolineare che le Geisha sono nate come figure di intrattenimento si, ma lo facevano e lo fanno con danze, balli, musica e battute di spirito.

Tutta la zona è molto caratteristica, ci sono stato anche di giorno, ma nelle ore notturne ha un fascino unico. Non è così facile trovare per strada delle Geisha, piuttosto è frequente incontrare donne e ragazze vestite di tutto punto in presenza di loro compagni, altrettanto agghindati, intenti a farsi fotografare.

Sono poi riuscito a partecipare ad uno spettacolo in teatro, dal nome Miyako Odori organizzato per il solo mese di Aprile. In questo spettacolo erano presenti una cinquantina di Geisha, alcune suonavano degli strumenti tradizionali, altre cantavano e recitavano come voce fuori campo, mentre la maggioranza delle restanti Geisha recitavano e ballavano in uno spettacolo di circa un’ora, nella rappresentazione di una storia che raccontava il susseguirsi delle quattro stagioni. Fin dal primo momento, lo stupore nel vedere tanti colori, suoni, uniti alla perfezione e il sincronismo dei movimenti delle molte figuranti mi ha profondamente emozionato. Tutto, come anche le coreografie, gli abiti e la maestria nei giochi di luce, hanno fatto si che venissi trasportato per tutto il tempo, in un epoca lontana dalla nostra, come partecipando, allo spettacolo che poteva trovarsi di fronte un nobile Shogun dell’epoca Edo. Sono stato varie volte a teatro, ma mai come questa volta, il coinvolgimento e l’emozione mi hanno così colpito.

Una Geisha prima di essere definita tale deve studiare intensamente le arti del canto della musica, del ballo e della recitazione per non meno di sette anni. Questo fa si che la loro bravura e perfezione nel muoversi e recitare siano qualcosa di unico.

Solo la veduta di questo spettacolo è valso il viaggio fino a qui.

Kyoto Era la capitale prima che lo diventasse Tokyo, quindi anche qui esiste un palazzo imperiale, purtroppo visibile solo dall’esterno, come quello della capitale odierna, quindi ho potuto solo scorgere le sontuose costruzioni dove una volta risiedeva l’imperatore.

all’interno di questo enorme parco la possibilità di visitare una casa tradizionale con le classiche porte in carta di riso e i pavimenti in tatami.

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All’esterno un giardino tradizionale con un laghetto e alcuni aironi a impreziosire la già magnifica immagine.

Ammetto che sono di parte ma trovo adorabili queste costruzioni, risvegliano in me le fantasie fatte con moltissimi film e Manga guardati in televisione.

Arashiyama

Molto in periferia, esiste una foresta di soli bambù, di nome Arashiyama, visitarla era obbligatorio così dopo un paio di treni e un Bus ho raggiunto la meta. Prima di arrivare alla foresta, lungo il percorso si trova un tempio buddista di nome Tenryu-Ji, entratovi per curiosità, con grande sorpresa ho constatato di aver potuto vedere uno dei templi con giardino più belli che abbia mai visto fino ad ora. Non è enorme, ma proprio per questo è molto concentrato. Il giardino era in piena fioritura, l’immancabile laghetto pieno di carpe e le strutture perfettamente mantenute con la possibilità di entrarvi a piedi scalzi, fanno si che sia un’altro posto che mi è rimasto nel Cuore. Si sa poi le cose quando capitano inaspettatamente sono sempre più gradite.

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Finito il giro in questo stupendo tempio mi sono diretto verso la foresta di bambù. Anche qui la magia della natura ha lasciato il segno, negli occhi e nel Cuore di chi sta imparando ad amare sempre più questo paese dalle mille sfaccettature.

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Era una giornata ventosa, trovato un angolo nascosto ai tantissimi turisti, ho potuto godere in silenzio del fruscio delle migliaia di alberi di bambù, che tutti insieme offrono una sinfonia estremamente rilassante, scandita ritmicamente, dai tronchi che urtando fra di loro producendo un bel suono caratteristico. Senza accorgermi ho trascorso più di un ora in quell’angolo fuori dal tempo.

 

Enryaku-ji

Sono stato poi a visitare il tempio Enryaku-ji, più che altro per il fatto che per raggiungerlo avrei dovuto prendere la funicolare più lunga del Giappone, di nome Sakamoto cable 2025m in mezzo ad una rigogliosissima foresta.

Il parco del tempio Enryaku-ji è molto ampio e comprende diversi templi. ma non c’è nulla di estremamente spettacolare da segnalare.

La cosa divertente è stata passeggiare fino a scollinare sul versante opposto della montagna, dove ha cominciato addirittura a nevicare e scendere con la funivia per poi prendere il treno che mi riportava a Kyoto

Yasaka

Un tempio Invece che è uno dei più antichi e visitati del Giappone è quello di Yasaka molto bello e interessante, essendo uno dei pochi che chiude alle 21 invece che le canoniche 16:30 ho atteso che scendesse il buio per poter vedere com’era con le illuminazioni.

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L’effetto era molto suggestivo, mi sono trattenuto a lungo, l’atmosfera era molto piacevole. Il suono del gong che periodicamente qualcuno colpiva prima di pregare faceva eco tra i monti facendo diventare tutto molto Zen.

Kinkaku-ji

Per ultimo mi sono lasciato il tempio più famoso che è anche simbolo della città di Kyoto, il tempio di Kinkaku-ji. Questo tempio è famoso perché a parte il piano terra è completamente rivestito di foglie d’oro zecchino ed il suo effetto nel vederlo lo fa. Orde di turisti ammassati a fare foto con qualche vigile a dirigere il fiume di persone rendevano un po’ meno affascinate l’ambiente ma un paio di foto senza teste tagliate o faccioni sconosciuti sono riuscito a farle. Per fortuna gli asiatici sono notoriamente più bassi della media europea.

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Kyoto Mi è piaciuta, anche se più impegnativa da girare. Sicuramente non ho visto tutti i templi e i musei che potevo visitare ma uno non me lo sono voluto perdere, Il:

 

Kyoto Museum of Traditional Crafts

Purtroppo non si potevano fare foto. C’erano varie postazioni che descrivevano il tipo di lavoro e come veniva o viene ancora fatto dagli artigiani specializzati in differenti arti. Sapevo che i giapponesi sono precisi, minuziosi e mirano alla perfezione. Ma dopo che ho visto certi lavori sono rimasto a bocca aperta. ogni cosa che guardavo, dal ricamo fatto su tessuto, alla maschera per serigrafare i disegni sui kimono, alla scodella decorata al cestino di paglia per me era una sfida, cercare di trovavi dei difetti. Era veramente difficile trovare delle imperfezioni di qualsiasi tipo. La precisione e la bravura che questo popolo riesce a raggiungere ha dell’incredibile. Sono felice di essere venuto a visitare Kyoto. Peccato che qui i ciliegi sono sfioriti appena sono arrivato, sicuramente avrebbero contribuito ad abbellire l’atmosfera. Ora ritorno a Tokyo perché mi è piaciuta molto è ho in sospeso un po’ di cose da fare.

Ciao

Tokyo

La prima settimana è finita.

Nonostante i miei 108Km percorsi solo a piedi e tutti i giri in metropolitana e treno che sono riuscito a fare in questa settimana. Per conosce questa città e girarla tutta, ci vorrebbe un’anno. Non sembra però una città di quasi 14 milioni di abitanti. Quando si cammina per le strade, si notano un sacco di passanti e di macchine, le strade sono quasi sempre a 4 corsie, il traffico non è mai congestionato nemmeno durante le ore di punta. Vi è una sorta di ordine intrinseco nel Giappone e nei giapponesi. Tutto funziona ed è efficiente, pulito, preciso. La cosa che mi stupisce di più è il rumore. Nonostante il traffico e la quantità impressionante di persone che si sposta a piedi, per essere una metropoli così grande il rumore di fondo è molto basso.

Si nota la ricchezza di questa città ad ogni incrocio, dal semaforo che ti dice quando diventerà verde, al signore con pettorina e spadina “laser” rossa, che regola il traffico pedonale, al signore che con una lunga pinzetta raccoglie i pochi residui di sporcizia sui marciapiedi. Per strada non è educato fumare, allora ci sono delle aree dedicate, sia lungo i marciapiedi che nei locali. Una cosa che non mi spiego è la pulizia dei marciapiedi, nonostante i posa ceneri e i cestini della pattumiera siano quasi introvabili.

Non amo le città l’ho già scritto, ma Tokyo è diversa da tutte le metropoli che ho girato fino ad ora. una volta rotto il ghiaccio con Bus, Metro e treni puoi spostarti da un capo all’altro della citta senza problemi e con tempi ridottissimi.

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Quello che adoro di Tokyo, sono i continui contrasti, tra il supermoderno e il tradizionale.

Tra la natura e i palazzi……

Ovunque sparsi per la città ci sono centinaia di parchi, piccoli e grandi. Ai giapponesi piace camminare in mezzo alla natura della quale hanno molto rispetto.

Ci sono anche molti animali nei parchi, che vengono lasciati tranquilli alla loro vita.

Ma anche molti templi e musei, che raccontano questo popolo così particolare. Come altri musei che spiegato tecnologie complicate alla massa.

Sono amanti del cibo e lo cucinano con gusto e passione. Adoro la loro cucina.

poi la sera tutto diventa colorato dalle numerosissime insegne luminose.

Alcuni parchi rimangono aperti la sera e la gente si raccoglie quì a far festa e pic-nic, godendo dello spettacolo della natura.

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Pur essendo una grande città si vive bene quì, è molto costosa ma come in tutte le città se si va nei posti giusti si può cenare con meno di 10€.

Mi piace! Sono contento di essere venuto a visitarla.

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Hanno costruito una statua della liberta alta 10 metri sulle isole artificiali di Koto, sono rimasto molto colpito quando l’ho vista. Mi sono chiesto se a casa mia avrei messo qualcosa di così rappresentativo di una nazione che ha usato contro di me la bomba atomica….Ma forse è proprio per questo che l’hanno messa…

Cercando di cogliere il particolare……

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E’ un paese molto affascinante. Ci tornerò sicuramente, cosa che difficilmente faccio.

Ora mi trasferisco a Kyoto una città dieci volte meno abitata e vediamo un po’ come si sta laggiù.

Ciao

Mercato ittico di Tsukiji

Ho deciso di fare un articolo solo per raccontare del mercato ittico di Tsukiji e dello Tsukiji Market. Lo Tsukiji market Pare sia il più grande mercato del pesce al mondo. Così grande che ci sono stato per due giorni di fila.

Il mercato pur essendo enorme manca di spazi fra le varie bancarelle che sono molto ridotti, quasi si fa fatica a passare, vista anche la grande quantità di turisti in circolazione. Sarebbe vietato fotografare, ma qualche foto son riuscito a rubarla.

Per gli addetti ai lavori i turisti in generale portano soldi ma non comprano quasi mai pesce fresco e quindi sono un gran fastidio per chi li ci lavora forsennatamente.

Al pubblico l’ingresso è permesso dopo le 10:00 alle 10:30 il pesce esposto è già stato riposto nei frigoriferi visto che i ristoratori possono entrare prima delle 10:00. Per quanto mi riguarda 30 minuti in quella bolgia caotica sono bastati a togliermi la curiosità e vedere qualità di pesci e molluschi di cui non sapevo nemmeno l’esistenza.

Mi rammarica non essere riuscito a vedere l’asta dei tonni, questa avviene alle 5:00 di mattina ma ultimamente visto l’enorme affluenza di pubblico, l’ingresso è stato interdetto ai turisti a meno che non si tratti di tour guidati a numero chiuso. Tra le altre cose io adoro il tonno ma vedere una così grande mattanza giornaliera, non aiuterebbe la mia coscienza a mangiare di gusto il mio pesce preferito. Lo so lo so è ipocrisia bella e buona e non ne vado fiero, ma non sarei certo venuto in Giappone se avessi dovuto ascoltare la mia parte animalista. Penso che visitare un paese e non godere della cucina del posto sia come andare ad un concerto bendati. Credo che quello che conti sia il comportamento che si tiene durante l’arco della vita “normale” cioè quella dove si fa la spesa e si sta attenti a quello che si compra; ma non voglio inoltrarmi in discorsi etici pericolosi, parliamo del mercato. Al pubblico apre alle 10:00, la cosa strana è che la gente può camminare dove passano carrelli elevatori e mezzi di trasporto a tutta velocità.

Vi assicuro che i personaggi che li guidano non badano troppo ai turisti, in qualche occasione ho rischiato di essere investito, nonostante fossi molto attento. All’interno del mercato ci sono decine e decine di piccoli negozi i quali vendono dalla coltelleria a ingredienti vari per cucinare, come spezie e verdure di cui la maggior parte non saprei nemmeno riconoscere; tutto è scritto in Kanji e senza traduzione in inglese, quindi mi limitavo ad osservare incuriosito la varietà infinita di ingredienti che per la maggior parte dei casi, almeno per quanto mi riguarda non saprei nemmeno come usare. Molte bancarelle vendono coltelleria tipica per la cucina nipponica, bellissimi coltelli anche damascati e affilati come rasoi che per controparte costano un eresia. Per fare un esempio un set di 2 coltelli damascati da sushi piccolo e medio come dimensioni costa circa 300€. Ci sono anche moltissimi ristorantini che propongono ognuno la sua specialità tutti stracolmi di turisti e con la loro bella fila ordinata di avventori affamati all’esterno. Appena fuori dalle mura dello Tsukiji market precisamente all’uscita Kaikobasci gate, c’è un quartiere dove si trova il mercato ittico per il pubblico, con una quantità infinita di piccoli negozi che vendono ogni sorta di cosa, anche qui tra un negozio e l’altro miriadi di ristoranti. La scelta qui è ancora più variegata, così mi sono sacrificato per assaggiare ogni cosa mi fosse offerta. Mi sono infilato anche in qualche locale per testare il prodotto più accuratamente.

Nella Foto sopra ci sono le famose ostriche Ako Cristal, a mio personale gusto le più buone che abbia mai mangiato.

Per quanto mi riguarda è la zona del mercato che preferisco, è anche dove ho passato la maggior parte del tempo girando e rigirando per questo quartiere; è diventato ufficialmente uno dei miei posti preferiti di Tokyo, nonostante non ami particolarmente camminare tra fiumi di gente. Fermandomi in un negozio di Sakè e vino, lo Shibiduba, ho fatto subito amicizia con un ragazzo giapponese, intento a sorseggiare del pinot bianco. Ari, un simpaticissimo ragazzo il quale possiede (detto da lui) una “trattoria” di nome Le Ginglet dopo qualche chiacchiera e inevitabilmente qualche giro di drink si è offerto di portarmi in quello che per lui era il miglior ristorante di sushi in zona. Al Sushi Cyoh.

Ari è stato gentilissimo e mi ha spiegato come si mangia il sushi, spiegandomi come anche la maggior parte dei giapponesi non usa la tecnica giusta. Prima di tutto mi ha spiegato che il sushi si mangia con le mani, la cosa fondamentale e non immergere mai il riso nella salsa di soia (come ho sempre fatto) ma si usano due dita per ruotarlo su un fianco per poi prenderlo e con pochissima salsa nella ciotolina, bagnare leggermente il taglio di pesce per poi mangiarlo per intero. Attenzione! Non tutti i tipi di sushi vanno immersi nella salsa di soia quelli più pregiati che in genere hanno una piccola guarnizione appoggiata sulla fetta di pesce vanno mangiati così come sono. Ari mi ha fatto assaggiare le più particolari qualità di pesce, che nella maggior parte dei casi non mi era mai capitato di mangiare, ho assaggiato con un po’ di rimorso, un sushi di balena, ma dovevo assolutamente sapere perché i giapponesi ne vanno così ghiotti. Mio malgrado ne ho capito il perché. La carni di balena assomigliano più che altro ad un filetto perfettamete magro e senza grassi ne tendini, devo ammettere che è molto buono anche se non credo ne mangerò ancora. Dopo il lauto pranzo tra l’altro offerto da Ari, visto che dovevo andare al museo dello studio Ghibli, che era molto distante Il mio nuovo amico si è offerto di portarmi in macchina, alla stazione giusta per prendere il treno che mi avrebbe portato a Kichijoji, mi ha portato al suo garage e li con grande stupore ho scoperto con che macchina mi avrebbe accompagnato.

Una fantastica mercedes Convertibile del 1965, perfettamente ristrutturata.

Passeggiare per Ginza, il quartiere più ricco di Tokyo, con questa bellezza, è stata un esperienza fantastica, tutti si giravano ad ammirare questa macchina così rara da vedere in circolazione. Arrivati in stazione, mi sono salutato con Ari San è la promessa che sarei andato a trovarlo al suo ristorante quando sarei dovuto ritornare a Tokyo per prendere l’aereo che mi riporterà a casa.

Per concludere a mio umile parere Il mercato del pesce di Tokyo è una tappa fondamentale per chi decide di venire a visitare questo splendido paese. Più conosco il Giappone e più ne sono affascinato, la cultura, le persone, il cibo e i paesaggi rendono questo paese diverso da tutti quelli che ho visitato fino ad ora in Asia.

Ciao

Primo giorno a Tokyo

Che Fortuna Ho beccato la fioritura in pieno!

Dopo il lungo viaggio di ieri, oggi sveglia presto, son saltato giù dal letto dopo essermi programmato l’itinerario.  Visita nella zona della città di nome Asakusa, ricca di parchi con ciliegi e templi. Visto che per i primi giorni della settimana le previsioni danno bel tempo prima di fare altro voglio vedere quanti più parchi possibile.

Il clima è fantastico, fa quasi caldo, mi rendo conto subito di essermi coperto troppo, ma non importa, mi lancio giù dalle scale della metropolitana.

Dopo un primo attimo di smarrimento, riesco a raccapezzarmi e capire che devo prendere il treno della linea “A”.

A Tokyo ci sono ben 13 linee che servono a livello capillare anche la periferia. Faccio per infilarmi in un varco per accedere ai treni, ma in un attimo mi trovo contro corrente in un fiume di persone appena scese dal treno. Appena in tempo mi nascondo dietro una colonna prima di essere investito da questa mandria di bufali in giacca e cravatta.

Hanno pensato bene di fare dei varchi che funzionano sia in entrata che in uscita.          In attesa del treno ci sono degli addetti alla stazione che dividono le donne dagli uomini; le carrozze negli orari di punta sono divise per genere a causa delle troppe molestie subite negli anni da parte del povero gentil sesso. Arrivato il treno gli stessi personaggi che dividevano le masse con non troppa gentilezza ti spingono sul treno per riempirlo ben bene. In pochi minuti arrivo a destinazione, salite le scale mi ritrovo davanti all’ingresso dell’Asakusa Nakamise Shopping Center, il quale va attraversato per accedere al parco.

L’impresa non è semplice, sembra che tutti camminino al rallentatore, evidentemente sono io che poco interessato alle bancarelle ho fretta di raggiungere il parco.

In fondo alla via c’è il tempio del cannone di Asakusa, Il quale è immerso in un bellissimo parco. Ed eccolo qui. Finalmente, i miei primi ciliegi giapponesi.

Che spettacolo la natura!!!

Al di fuori del tempio qualche bancarella con del cibo da strada, piuttosto particolare.

Questi pesci da passeggio sono molto gustosi!

Palline di polipo spettacolari.

Poi ho girato in altri tre parchi minori, tutti pieni di gente intenta a rilassarsi e fare picnic sotto i ciliegi.

Dopo tutto sto passeggiare mi è venuto un languorino e voglia del mio primo sushi giappo. Ne ho trovato uno ottimo alla base della Tree Tower.

Mi sono trovato poi chiusi il museo EDO e Lo Giapan Sword museum. Così mi sono diretto verso il loculo Hotel dove alloggio a riposare.

Ora che ho rotto il ghiaccio, domani vado al palazzo imperiale che li fa sul serio….

Pochi giorni alla partenza

Finalmente è giunto il momento di partire.

Mi sono dimesso dal mio posto di lavoro, quasi due mesi fa, nel frattempo ho cercato voli comprato biglietti prenotato alberghi e studiato itinerari di viaggio così da poter sfruttare il periodo di pausa che ho preso dalla vita lavorativa.

Partirò da Milano alla volta di Tokyo, dove trascorrerò otto giorni, visitando templi e giardini; si perché in questo periodo fioriscono i ciliegi nella parte centrale del Giappone.

L’hanami per i giapponesi è un momento di contemplazione e di riflessione, da passare all’aperto immersi nel verde e il rosa dei fiori, che innumerevoli, colorano e riempiono gli spazi e i panorami; con quello che sicuramente, è uno spettacolo che attendo di vedere da tempo immemore. Si contempla la caducità, la bellezza e la fragilità della vita che nasce e svanisce in un alito di vento. Principalmente andrò in Giappone per questo ma non solo. Certamente è un paese ricco di cultura e fascino, di certo non farò fatica a trovare cose da fare e da vedere.

Ho voluto leggere, studiare, informarmi, ma senza fare troppi programmi. Viaggiare ci da la possibilità di imparare, conoscere e stupirci. Sono convinto che programmare nei minimi dettagli un viaggio, ci possa far sentire più tranquilli, donandoci la falsa certezza che tutto andrà secondo i piani; personalmente preferisco lasciare molto spazio alla casualità e alle possibilità di raggiungermi, così da non essere obbligato a seguire un copione, ma poter esser libero di scegliere quello che in un dato momento mi va di fare.

Dopo Tokyo, muoverò verso Kyoto, se la Prima è una tappa obbligata essendo la capitale moderna del paese, Kyoto è stata per un millennio la capitale storica del Giappone (dopo Nara). Quasi interamente risparmiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale è detta la capitale dei templi, (dichiarata dall’Unesco patrimonio mondiale). Mi ritroverò a passeggiare in un mix di palazzi moderni e templi antichi, con i ciliegi a fare da cornice.

Cercherò di documentare il mio viaggio con fotografie e commenti, cercando di “rubare” un po’ di Giappone.

Nella seconda parte della mia vacanza in Giappone avrei dovuto percorrere un cammino spirituale di nome Kumano Kodo. Tra le altre cose ho scoperto essere gemellato col cammino di Santiago. In conseguenza a questo e alle poche strutture ricettive lungo il cammino, sono stato costretto momentaneamente a rinunciare, essendo tutti gli alloggi già prenotati. Muovermi tre mesi in anticipo rispetto al mio arrivo non è bastato a garantirmi vitto e alloggio, in quella parte del Giappone, la remota e montuosa penisola di Kii nella prefettura di Osaka, considerato uno dei luoghi più sacri e spirituali del paese.

Ma non rinuncio, e spero di poter trovare il modo, quando sarò laggiù, di poter percorrere questo centinaio di Kilometri tra foreste e templi.

Nel frattempo preparo la valigia e tutto il resto.

Ciao.